Cos'è
Sabato 7 marzo 2026, ore 17.00,appuntamento con "La riscoperta di Irene Gilli", la conferenza di Flavia Matitti, Storica dell’arte, Docente Accademia di Belle Arti di Roma; parteciperà Lucia Ghedin, Funzionario restauratore, Direttore Istituto Centrale per la Grafica di Roma, con un intervento dal titolo La Calcografia Romana fino ad Alberto Maso Gilli, direttore dal 1884 al 1894.
Sotto i riflettori di Flavia Matitti la riscoperta di Irene Gilli (Torino 1884 - Roma 1962), pittrice e acquafortista attiva sulla scena espositiva italiana nei primi decenni del Novecento, che, secondo un destino comune a molte artiste, è stata a lungo trascurata dalla storiografia. L’occasione di riscoprire la sua opera, facendola finalmente uscire da quel cono d’ombra che, per tanto tempo, ne ha oscurato la memoria, si è infatti presentata solo ora, grazie alla mostra Alberto Calza Bini pittore e architetto tra Roma e Livorno, curata da Francesca Cagianelli.
L’esposizione, nell’indagare per la prima volta in modo approfondito l’attività giovanile di Alberto Calza (Roma, 1881-1957), ha infatti permesso di accendere un riflettore anche su sua moglie Irene.
Irene Gilli ha lavorato in un’epoca, l’età giolittiana, in cui l’ingresso delle artiste nel mondo professionale era ancora un fatto assolutamente eccezionale. Ma Irene era figlia d’arte. Il padre, Alberto Maso Gilli (Chieri, Torino 1840 - Calvi dell’Umbria, Terni 1894), noto pittore di quadri storici, era uno dei maggiori incisori del suo tempo e nel 1885 venne chiamato a Roma a dirigere la Regia Calcografia. Era dunque un personaggio di primo piano, ma la sua prematura scomparsa, avvenuta quando la figlia aveva appena dieci anni, pone il quesito su cosa abbia fatto in tempo a insegnarle.
Comunque, l’opera di Irene acquista significato nell’eclettico ed estetizzante contesto culturale della Belle Epoque, venendo a rappresentare un caso di studio affascinante e di grande interesse per la sua specificità, legata soprattutto al mondo dell’incisione.
Dopo aver compiuto studi regolari all’Accademia di Belle Arti di Roma (allora denominata Regio Istituto di Belle Arti), guadagnandosi la stima dei suoi professori, Irene ha esposto con continuità, per circa quindici anni, nelle principali esposizioni italiane, e all’estero, ricevendo giudizi anche molto lusinghieri. Una presenza quindi non certo episodica sul palcoscenico dell’arte, che merita di essere approfondita non solo per restituire al panorama della produzione artistica femminile italiana della prima metà del Novecento una personalità dimenticata, ma anche, dato il contesto di questa mostra, per offrire uno sguardo più completo sul primo periodo di attività di Alberto Calza.
Lucia Ghedin ripercorrerà la storia della Calcografia Romana, puntualizzando come l’Istituto Centrale per la Grafica sia l’erede della Calcografia Camerale, ovvero dell'istituzione che dal 1738, per volontà di papa Clemente XII, raccolse le matrici in rame della storica stamperia De’ Rossi di Roma. Il primo nucleo di circa 9000 lastre venne infatti acquistato dalla Reverenda Camera Apostolica per evitarne la vendita in Inghilterra. A partire da questo primo nucleo, la Calcografia Camerale si fece custode e promotrice di immagini incise, incrementate nel tempo grazie ad acquisizioni, donazioni e nuove committenze.
Dal 1738, quindi, la produzione delle immagini fu governata dallo Stato Pontificio con alterne vicende e vari traslochi finché non venne costruito il Palazzo della Calcografia da Giuseppe Valadier tra il 1837 e il 1839 presso la Fontana di Trevi, Palazzo che ancora oggi ospita l’Istituto centrale per la grafica.
Con l’Unità d’Italia la Calcografia divenne Regia e tra il 1884 e il 1894 Alberto Maso Gilli, padre di Irene, venne collocato alla sua direzione per mandato governativo. Egli infatti, artista piemontese di chiara fama, fu nominato direttore della storica Calcografia Romana, in crisi da anni, proprio per traghettarla verso un nuovo corso, dettato dalle innovazioni tecniche. Gilli sarà ostacolato nelle sue azioni dalla compagine tradizionalista che comunque prese di nuovo il sopravvento dopo la sua morte. Tuttavia l’attenzione che egli pose alle innovazioni tecniche legate all’avvento della fotografia, incitando contemporaneamente l’operato della Calcografia verso la grafica originale e d’invenzione (superando quindi l’obsoleta incisione di traduzione), fu fondamentale per ricollocare l’Istituzione Romana al centro della scena grafica dell’Italia unita.
Qualche cenno sarà dedicato anche al corso successivo al periodo Regio fino ad arrivare ad oggi e alle nuove ispirazioni contemporaneiste delle più recenti direzioni.