Descrizione
Si inaugurerà sabato 11 aprile 2026, ore 17.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (Complesso di Villa Carmignani, via Garibaldi, 79) la mostra Athos Rogero Natali decoratore e scenografo. La stagione dell'innovazione delle vetrate artistiche e il boom degli Stabilimenti Pisorno, promossa dal Comune di Collesalvetti, con il Patrocinio della Diocesi di Livorno, in occasione del 50° dalla scomparsa dell'artista, a cura di Francesca Cagianelli e Marco Sisi, in collaborazione con Massimo Sanacore.
"Questa mostra - ha dichiarato l’assessora alla cultura Vanessa Carli - non è solo un omaggio a un artista poliedrico, ma un atto di giustizia storiografica per Livorno. Riscoprire Athos Rogero Natali significa restituire alla città un protagonista delle arti applicate e del cinema, capace di legare la tradizione artigianale del vetro all'innovazione dell'industria del grande schermo. È un percorso che arricchisce la nostra comprensione del Novecento toscano, portando alla luce un talento rimasto troppo a lungo nell'ombra L’artista, la cui fama è consolidata da prestigiosi incarichi in tutta Italia, ha firmato una delle vetrate della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Colognole. La sua opera arricchisce il patrimonio della parrocchia, nota ai più principalmente per lo storico organo, considerato finora il suo tesoro artistico più rilevante".
La mostra sarà visitabile fino al 4 giugno tutti i giovedì, ore 15.30-18.30 e su prenotazione per piccoli gruppi. Info: 0586 980227 e 980174 – 392 6025703 pinacoteca@comune.collesalvetti.li.it www.comune.collesalvetti.li.it
Tutti i dettagli della mostra
Si dischiude con questa inedita mostra una stagione nuovissima nell'ambito della storia dell'arte livornese e toscana del '900, coincidente con la formidabile riscoperta in anteprima assoluta di Athos Rogero Natali (Livorno, 22 gennaio 1881 - 8 febbraio 1976), per l'anagrafe Natali Athos Radamés Arduino, fratello del più celebre Renato Natali, ma diversamente da quest'ultimo coinvolto più che dagli orizzonti della temperie pittorica primonovecentesca, dall'exploit delle arti decorative incalzanti con il decollo delle Biennali di Arti Decorative di Monza, e quindi, dall'esplosione del fenomeno degli Stabilimenti Pisorno, che tra il 1934 e il 1969, grazie all'impegno dell'architetto Antonio Valente e del drammaturgo Giovacchino Forzano, erano destinati a imporsi quale avamposto della moderna industria cinematografica.
Amatissimo da Carlo Servolini che nella sua Commedia Labronica delle Belle Arti lo celebra in veste di "felice esecutore di vetrate policrome e stracotte, e valente scenografo a Pisorno", fu deliberatamente marginalizzato da Gastone Razzaguta nelle sue Virtù degli Artisti Labronici, fino a incarnare una sorta di vero e proprio eroe di un altro Novecento, alternativo a quello certamente più acclarato, ma forse meno pionieristico, del Gruppo Labronico.
Ponderosa la sua carriera di ideatore di vetrate per la celebre Ditta Felice Quentin, di cui dominano nel percorso espositivo alcune inedite e preziose testimonianze, catalogate e conservate nell'Archivio degli Eredi, che confermano un esclusivo talento decorativo, destinato a imporlo quale protagonista assoluto nelle più importanti chiese e monumenti livornesi, consentendo di inaugurare un prestigioso quanto inatteso capitolo della storia delle arti decorative a Livorno, costellato di straordinari episodi ascrivibili alla temperie nazionale e internazionale dell'arte vetraria moderna, le cui vicende sono state puntualmente indagate in questa occasione da Massimo Sanacore, Governatore dell'Associazione storico-culturale Congregazione Olandese Alemanna, già Direttore degli Archivi di Stato di Livorno, Pisa e Massa, autore di una capillare indagine nei principali archivi storici del territorio, in particolare l'Archivio Storico del Comune, l'Inventario dei beni culturali mobili della Diocesi di Città di Castello, ma soprattutto l'Archivio Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno (ASABAP).
Grazie all'impegno conservativo degli eredi, che nel corso degli ultimi decenni hanno catalogato e divulgato on line le tappe più significative della complessa e articolata carriera di Athos Rogero Natali, dalla pervasiva collaborazione in qualità di ideatore di vetrate per la Ditta Felice Quentin alla finora sommersa attività di attore e scenografo per gli Stabilimenti Pisorno, la mostra presenta una ponderosa messe di progetti, studi, bozzetti, manifesti e scenografie, esemplificative di un ruolo assolutamente dominante nell'ambito della decorazione delle più prestigiose imprese architettoniche della storia livornese, oltre che una sequenza di fotografie relative alle scenografie realizzate per gli studi cinematografici di Tirrenia, inaugurati nel 1935, riscoperte dal cocuratore della mostra, Marco Sisi, storico del cinema, videomaker e scrittore toscano, che ha ordinato la sezione dal titolo "Athos Rogero Natali, attore e scenografo per gli Stabilimenti Pisorno", effettuando in anteprima assoluta una ricognizione egregia, nonchè puntuale e documentatissima, della complessa e ancora inedita carriera dell'artista in veste di attore e scenografo.
Non soltanto infatti Athos Rogero Natali lavorò alle scenografie, a partire dalla prima produzione in via Pisorno, Campo di maggio (1935), regia di Giovacchino Forzano, dove lo scenografo era Antonio Valente, che di quella struttura era stato il progettista. Chiamato a collaborare, oltre a ricoprire un piccolo ruolo, Athos Rogero Natali si mise subito in luce realizzando in dodici ore un grande arazzo su tela di juta, la cui testimonianza fotografica è conservata nell'Archivio degli Eredi ed esposta in mostra; in seguito ricoprì ruoli organizzativi e interpretò anche piccole parti, comparendo in altri film quali Fiordalisi d’oro (1935), 13 uomini e un cannone (1936) entrambi diretti da Giovacchino Forzano, I due sergenti (1936,) regia di Enrico Guazzoni, anche arredatore), Sono stato io! (1937) regia di Raffaello Matarazzo, con i tre fratelli Eduardo, Peppino e Titina De Filippo e Isa Pola). L’unico film dove ha una parte con dialoghi è con ogni probabilità Senza pietà di Alberto Lattuada (1948).
Tra le testimonianze di maggiore rilevanza storiografica saranno esposti preziosi documenti inediti provenienti dall'Archivio degli Eredi, quali la lettera indirizzata in data 15 gennaio 1950 al Direttore del Tirreno, dal titolo In difesa di Walter Disney; la Locandina A.R. Natali, Vetrate artistiche pitturate a fuoco legate in piombo. Pitturazioni e decorazioni murali, Livorno, Piazza Lavagna, 6; il depliant Le Vetrate dell'Abside del Duomo di Livorno, ETS Editrice; i ritagli di giornale: P. L., Dalla cattura di una nave corsara nacque la Chiesa della Madonna, in "Il Tirreno", 11 ottobre 1955; La Grotta di Lourdes nella Chiesa di S. Giulia, in "Il Tirreno", 22 ottobre 1955; mentre tra le più straordinarie testimonianze archivistiche figureranno l'immagine di Athos Rogero Natali ritratto davanti all'arazzo ideato per il film Campo di maggio (eseguito in 12 ore - 10 m x 6); le fotografie storiche di alcune delle vetrate eseguite per l'Accademia Navale di Livorno, ovvero Corazzata Moderna, (cristallo inciso, epoca 1936 ca., diametro, metri 1); Vascello da guerra, epoca 1700-1800 (diametro, metri 1); Galeone da Guerra, cristallo inciso, epoca 1500-1600 (diametro, metri 1); Triremi Romana, cristallo inciso (diametro, metri 1); la stampa fotografica annotata con il titolo: Istituto Statale d'Arte, Firenze, Scuola della Vetrata, Direttore del Corpo: Prof. Natali Rogero Athos; Firenze, 21 maggio 1955: Foto presa in occasione della visita fatta da Turisti Svizzeri; lo scatto eseguito da Foto Piacentini Livorno (via Ricasoli, 116), raffigurante Athos Rogero Natali con il fratello Renato Natali; la fotografia, datata 18/2/60, riproducente la Visita di sua Eccellenza Il Prefetto di Livorno all'Istituto Professionale di Livorno; il rosone raffigurante la Madonna nella Chiesa di S. Giovanni di Livorno; il rosone per la Cattedrale di Prato; lo stemma della Cassa di Risparmi di Livorno, anch'esso originariamente collocato nella Chiesa di S. Giovanni; il Polittico presentato all'Esposizione di Arte Sacra di Roma del 1953; l'affresco nella Chiesa di S. Simone, Ardenza (Livorno). Su tutte domina la fotografia della vetrata eseguita per la Cappella dell'Accademia Navale di Livorno, Resurrexit, datata settembre 1948, selezionata come icona della mostra.
ATHOS ROGERO NATALI ATTORE E SCENOGRAFO PER GLI STABILIMENTI PISORNOa cura di di Marco Sisi
Athos Rogero Natali unì alla vocazione di pittore e vetratista anche quella di scenografo, operando presso gli studi cinematografici di Tirrenia, inaugurati nel 1935. Un rapporto professionale quest'ultimo che durò circa quattro anni, realizzando fra il 1935 e il 1939 come scenografo o arredatore una sequenza di film che dovrebbe ammontare complessivamente ad almeno ventidue, su trenta prodotti a Tirrenia in quel periodo, ma è difficile stabilirlo con esattezza a causa dell'estrema frammentarietà delle informazioni disponibili a quasi novant'anni di distanza: in molti casi nei titoli di testa il suo nome non compare, anche se in un suo curriculum pubblicato sull’edizione 1939 dell’Annuario del Cinema vengono citate tutte queste produzioni.
Lavorò a fianco di Antonio Valente anche per Un colpo di vento-Coup de vent (1935), regia di Jean Dréville, per la versione francese e di Giovacchino Forzano, che era l’autore del testo teatrale da cui fu tratto, per quella italiana. Sono rimaste solo poche fotografie, fra queste figura una scattata durante la preparazione del set in uno dei teatri di posa di Tirrenia: le arcate sovrapposte lasciano pensare che si tratti della costruzione delle rampe di scale di un palazzo, laddove il personaggio principale resta chiuso fuori della porta di casa a causa di un improvviso colpo di vento; in un’altra foto compare la ricostruzione di un’aula di tribunale, con in alto una finestra visibilmente posticcia come se ne vedranno spesso nei film dell’epoca girati alla Pisorno.
Un altro film di quasi impossibile reperibilità, Fiordalisi d’oro, le cui riprese iniziarono poco dopo, vedeva Athos Rogero Natali impegnato come attore (ma non sappiamo quale parte interpretasse) e come scenografo, anche qui in collaborazione con Antonio Valente. Diretto da Giovacchino Forzano, che anche in questo caso era l’autore del dramma teatrale (andato in scena nel 1924, con il titolo I fiordalisi d’oro-I Dantonisti), nella versione italiana, fu girato anche in francese per la regia di Marcel Cravenne, con il titolo Sous la terreur.
A parte i drammi storici con soggetti che si svolgevano ai tempi di Napoleone o della Rivoluzione Francese, a Tirrenia si girarono anche molte commedie di ambientazione contemporanea, dove Natali lavorò assieme ad altri scenografi, primi fra tutti Nino Maccarones e il concittadino e amico Virgilio Marchi. Titoli come L’aria del continente e Amazzoni bianche, diretti entrambi da Gennaro Righelli e girati fra il 1935 e il 1936, oppure Sono stato io!, L’amor mio non muore! e In campagna è caduta una stella (tutti interpretati dai fratelli De Filippo, il primo diretto da Raffaello Matarazzo, il secondo da Giuseppe Amato e il terzo da Eduardo, usciti fra il 1937 e il 1939) mostrano ambienti che, pur essendo collocati nella finzione cinematografica in località ben diverse tra loro, hanno molte somiglianze. Nei film di Righelli ci sono scene ambientate nelle hall di due lussuosi alberghi, uno a Roma e l’altro in una località imprecisata delle Alpi, che sembrano svolgersi nello stesso posto, tanti sono gli elementi comuni. E ne L’amor mio non muore! Lorenzo (Eduardo De Filippo) torna a casa dopo aver fatto fortuna negli USA a bordo di un transatlantico che ha un salone praticamente identico a quelli dei due hotel. Pareti con pannellature lucide o lastre che possono voler ricordare il marmo, angoli arrotondati dei banconi di reception e bar, colonne spesso illuminate dall’interno creano suggestioni futuriste, talvolta ripetute anche nelle scene di ballo che echeggiano coreografie dei film musicali d’oltreoceano.
Ci sono poi dettagli che si ripetono ossessivamente nelle varie situazioni: le porte vetrate con grandi listelli orizzontali, oppure con sopraluce a raggi usati anche per ottenere particolari effetti. Un piccolo elemento di dissonanza rispetto alle pellicole che, in quegli anni, venivano prodotte nella nascente Cinecittà, è rappresentato dai telefoni, rigorosamente neri, anziché candidi come gli apparecchi che contraddistinsero un vero e proprio genere di commedia che voleva essere sofisticata.
Tra gli episodi più emblematici del ruolo di Athos Rogero Natali come scenografo degli stabilimenti Pisorno domina Der Kaiser von Kalifornien-L’imperatore della California, scritto, prodotto, diretto e interpretato da Luis Trenker, che rappresentò un curioso esempio di film western, la cui produzione iniziò in Germania e quindi si trasferì in Italia. Il regista-produttore, per scelta o per fortuna, decise di girare in ordine, per cui della storia di Johann August Suter (interpretato dallo stesso Luis Trenker) a Tirrenia vennero riprese le ultime scene. Natali fu responsabile della realizzazione delle scenografie utilizzate per la parte del film ambientata a San Francisco. Fu costruita una vera e propria città con edifici di legno, negli spazi destinati a essere riutilizzati circa sei anni dopo per Pazzo d’amore di Giacomo Gentilomo (primo film di Renato Rascel).
Il regista-produttore, per scelta o per fortuna, decise di girare in ordine, per cui della storia di Johann August Suter (interpretato dallo stesso Luis Trenker) a Tirrenia vennero riprese le ultime scene. Natali fu responsabile della realizzazione delle scenografie utilizzate per la parte del film ambientata a San Francisco. Fu costruita una vera e propria città con edifici di legno, negli spazi destinati a essere riutilizzati circa sei anni dopo per Pazzo d’amore di Giacomo Gentilomo (primo film di Renato Rascel).
Tra le curiosità più straordinarie l'ambientazione in epoca napoleonica per I due sergenti di Enrico Guazzoni, stavolta però l’autore del romanzo da cui è tratto il film è Paolo Lorenzini, noto come Collodi Nipote, in quanto nipote del celebre autore di Pinocchio. I protagonisti erano Gino Cervi, Mino Doro e Antonio Centa, assieme a Evi Maltagliati e Luisa Ferida. Scene firmate da Virgilio Marchi e Athos Rogero Natali, che curò anche l’arredamento. Da segnalare (probabilmente grazie all’origine livornese dei due scenografi) il curioso espediente per ricostruire una strada parigina innalzando una costruzione di legno e cartapesta davanti e perpendicolarmente alla facciata della Villa Fabbricotti.
Ma il ruolo dell'artista alla Pisorno deve ricondursi principalmente al sodalizio con Giovacchino Forzano: è il caso tra l'altro della partecipazione di Athos Rogero Natali (anche interpretando un piccolo ruolo) a un altro film diretto dallo stesso Forzano, Tredici uomini e un cannone, ennesima versione cinematografica di uno dei suoi lavori teatrali: stavolta non c’è di mezzo Napoleone, in quanto la trama è imperniata sullo scontro a distanza, durante la prima guerra mondiale, fra un pezzo di grosso calibro dell’esercito austro-ungarico e i russi che cercano di scoprirne la posizione. Scenografie, secondo i titoli di testa, a cura di Boris Bilinskij; Antonio Valente e Athos Rogero Natali, che collaborarono, non sono accreditati. Pregevole la ricostruzione degli ambienti storici, specialmente il circolo degli ufficiali austro-ungarici, che viene poi devastato dallo scoppio di una granata sparata dal misterioso cannone.
Non possiamo chiudere senza menzionare l’Athos Rogero Natali attore: oltre ad aver ricoperto dei piccoli ruoli da comparsa o generico nei film degli anni Trenta che abbiamo citato, ebbe una parte abbastanza importante in un celebre titolo neorealista girato a Livorno e dintorni nel 1947: Senza pietà di Alberto Lattuada, con Carla Del Poggio, John Kitzmiller, Giulietta Masina e Folco Lulli, di cui Federico Fellini fu aiuto regista e co-sceneggiatore. Lo troviamo nel ruolo del signor Antonio, portiere dell’albergo di Marina di Pisa usato come base dalla banda di contrabbandieri, che diventa amico e confidente delle ragazze coinvolte nei traffici. Purtroppo doppiato, come tutti gli attori non professionisti, Natali compare in tre scene, due delle quali girate all’interno dell’hotel e la terza sulla spiaggia di Tirrenia.
Athos Rogero Natali e la Società Anonima Liburni Film.
Con rogito del 13 gennaio 1939, negli uffici del quotidiano "Il Telegrafo", si costituisce la Società Anonima "Liburni Film", avente per oggetto la produzione di cartoni animati a colori e in bianco e nero, di documentari e simili, e l'assunzione di rappresentanze di films italiani ed esteri e qualsiasi altra attività del campo cinematografico. La durata è prevista per cinque anni, cioè sino al 13 gennaio 1944. Il capitale sociale è pari a lire 10.000, suddiviso in dieci azioni del valore nominale di lire 1000 ciascuna. La sede sociale è in via Ricasoli, 16. Amministratore unico è Umberto Rodinis. Il collegio sindacale è così composto: Renzo Chiti, Giuseppe Binchi (Presidente), Rodolfo Fini. Sindaci supplenti: Aldo Antico e Ilo Bianchi. Direttore tecnico è nominato il pittore Athos Rogero Natali (cfr. U. Canessa, "I Quaderni della Tribuna", supplemento mensile di "Tribuna Economica", edita da Camera di Commercio. Industria e Artigianato di Livorno, luglio e agosto 2003).
Athos Rogero Natali e la Tirrena Cinematografica Cooperativa
Il 28 dicembre 1959, con atto rogato dagli ex dipendenti della Società Cinematografica Immobiliare Pisorno, si costituisce la Società Cooperativa "Tirrena Cinematografica Cooperativa": la durata della cooperativa è prevista per cinquanta anni. La sede legale è a Livorno, via Di Franco, n. 9; lo scopo è quello di "collaborare allo sviluppo ed alla propaganda del movimento cooperativistico e mutualistico ed a tal fine provvede alla gestione immobiliare e di produzione cinematografica degli Stabilimenti di Pisorno di Tirrenia; a stipulare contratti con case di produzione cinematografiche, alla produzione propria di pellicole a carattere documentaristico e a lungo metraggio".
Se poi si approfondisce la geografia delle cariche istituzionali si scopre effettivamente il ruolo dfi Athos Rogero Natali: il consiglio di Amministrazione è così composto: Presidente Anastasio Calovolo; Vice Presidente Orlando Gaiotto; Segretario Luigi Loffredo; Consiglieri Dino Barsotti e Cesare Carlesi; Collegio Sindacale: Presidente Ottorino Ghezzi, Sindaci effettivi Giuseppe Borgiotti e Orfeo Alpi; Sindaci supplenti Tigran Pieralli e Lilio Quercioli; Collegio dei probiviri: Mauro Gaiotto, Vittorio Cristofani ed Athos Rogero Natali".
L'ESORDIO DI ATHOS ROGERO NATALI NELL'AMBITO DELLA IDEAZIONE DI VETRATE DALLA CHIESA DI SAN JACOPO ALLA CHIESA DI SAN GIUSEPPE DELL'OSPEDALE DI LIVORNO
di Massimo Sanacore
L’esordio di Athos Rogero Natali nel vetratismo avvenne nel primo dopoguerra, quando sulla facciata della Chiesa di San Jacopo a Livorno l'artista realizzò una tessitura a piombo bifacciale e dai tersi colori: la Stella Maris, collocata fra due velieri, Madonna benedicente il porto di Livorno, in una lunetta di apprezzabili dimensioni collocata sulla facciata.
L'artista fu subito apprezzato anche in sede nazionale, acquisendo incarichi per eseguire anche alcune vetrate artistiche alla Galleria Nazionale di Roma e alla Galleria Nazionale di Firenze. Per queste importanti committenze Natali operò in collaborazione, ovvero disegnava i bozzetti che venivano realizzati su vetro dalla manifattura. A Roma Athos lavorò con la Società Arti Decorative Interne – G. Marchetti e C., con sede centrale a Vicenza e presente anche a Milano e Roma, con la quale concorse anche al bando del 31 marzo 1926 per la decorazione del salone centrale delle Poste di Livorno, senza vincerlo.
In questi anni Athos Rogero si organizzò per la migliore e più profittevole partecipazione agli appalti, che a Livorno furono stimolati dal rinnovamento edilizio conseguente al Piano di Risanamento del 1927 e alle nuove lottizzazioni, quali le Colonie del Calambrone. Con tale obiettivo, il 26 marzo 1930, l'artista costituì una società in nome collettivo con Mario Holtzmann, con oggetto la lavorazione e decorazione artistica e commercio del vetro e affini. Natali aveva la direzione artistica, mentre Holtzmann quella amministrativa, a cui seguì la Ditta Natali e Niccolai. Vetri, cristalli, specchi. Arte decorativa.
Con questa società Natali e Niccolai si aggiudicarono il 27 maggio 1931 la gara per realizzare le vetrate della nuova chiesa di San Giuseppe all’interno del nuovo ospedale, progettata dall’architetto Ghino Venturi. Il risultato fu notevole, visto che le vetrate della facciata furono realizzate nelle forme romboidali previste da Venturi, ma intercalate da figure. Per abbellire la facciata superiore Venturi aveva progettato tre grandi e lunghi finestroni, che Natali caratterizzò con morbidi motivi geometrici a forma di rombo, che riprendevano il motivo del pavimento, mentre in quelle della controfacciata inserì nel finestrone centrale l’ovale della Colomba dello Spirito Santo e una serie di santi nei quattro finestroni laterali (cfr. I disegni progettuali di Venturi, in ASLi, Spedali Riuniti, ASL 6, 526 (174) 393).
I nuovi vetri del Palazzo delle Poste, il restauro del Palazzo Comunale, le finestre della Cappella dell’Accademia Navale
Il primo impegno postbellico di Athos Rogero Natali coincise con la partecipazione al recupero del Palazzo delle Poste di via Cairoli. All'artista fu affidata la realizzazione delle vetrate degli Uffici della Direzione, nell'ambito del secondo lotto di interventi al primo e al secondo piano del 1947; ebbe anche l’incarico di restaurare i vetri dell’Ufficio Accettazione telegrammi e del salone al piano terreno, realizzati nel 1927 dai suoi concorrenti. L’anno dopo Athos fu attivo nel palazzo comunale, che aveva subito importanti danni bellici e per i quali nel maggio del 1949 il Genio Civile aveva autorizzato la gara per ripristinare la sontuosa sala di rappresentanza e dei ricevimenti. Fra le tre ditte invitate, l'artista presentò un preventivo per restaurare la decorazione in stucco e gesso e pitturare la zoccolatura in marmo colorato, ma ad Athos fu tuttavia preferita la ditta Augusto Innocenti di Firenze, che già due anni prima aveva operato al palazzo delle Poste. All’artista livornese fu però affidato il ripristino delle eleganti vetrate delle porte e delle finestre di tali locali. Natali compose così vetri legati in piombo in stile classico, con le losanghe e le bordure, la torre simbolo del Comune e la L dentro lo scudo, disegnati e pitturati a fuoco, ad ornamento dei preziosi mobili in stile Luigi Filippo acquistati in contemporanea per l’arredo.
Nel complesso dell’Accademia Navale devastato dai bombardamenti, con consistenti problemi di ricostruzione, la precedenza fu data al recupero della cappella sacra, solo in parte danneggiata e restaurata già nel 1950. Con la posa della nuova lapide contenente l’epigrafe in onore dei caduti “sui mari del mondo”, le due finestre simmetriche ai lati dell’altare furono chiuse da nuove vetrate irraggiate, dove Natali disegnò al centro il timone e la croce. In esse Athos riprodusse il simbolismo cristiano coerente al luogo: l'ancora rappresentava la speranza sicura, mentre i raggi luminosi rappresentavano l'acqua e il sangue che giustificavano e davano vita. Suggestivo l’effetto nella realizzazione: le vetrate celesti irraggiate dal sole cambiavano tonalità, mentre scomparve la scritta “resurrexit” rivolta anche ai marinai caduti in guerra, che era nel bozzetto originale datato 28 agosto 1948, esposto in mostra.
Natali divenne uomo di fiducia, stima e incarichi del vescovo Giovanni Piccioni, attivissimo al tempo nella grande opera di recupero delle chiese livornesi e, nello stesso 1950, inaugurò la sua lunga e continuativa opera postbellica nelle chiese livornesi realizzando, in Santa Caterina, la vetrata con lo stemma dei Domenicani, posta sulla facciata: una vetrata apparentemente semplice, con lo stemma monocromatico e il motto dell’Ordine: “laudare, benedicere, praedicare”.
Il periodo fiorentino tra la collaborazione con la Ditta Quentin e l'incarico presso l'Istituto d'Arte
Athos Rogero Natali fu tuttavia stimolato a trasferirsi a Firenze, dove collaborò con la storica e prestigiosa ditta vetraria Quentin, da mezzo secolo fornitrice di numerose chiese della Toscana e dell’Umbria. In quest'occasione l'artista raffinò la sua tecnica nella riproduzione delle figure dei santi, confrontandosi con la tradizione della Quentin, che tra gli anni Dieci e Trenta aveva operato con Francesco Mossmeyer, pittore e restauratore di vetrate.
Probabilmente il primo bozzetto fiorentino fu, nel 1952, San Paterniano, prodotto per l’omonima Basilica dei Frati Cappuccini di Fano.
Ormai celebre e apprezzato all'unanimità, all’inizio del 1955 Athos ricevette l’incarico dalla Camera di Commercio di Firenze per l'insegnamento nel corso di Disegnatori di vetrate artistiche presso l'Istituto d'Arte cittadino.
Tappe dell'impegno decorativo negli anni Cinquanta a Livorno: la chiesa della Madonna e Santa Rita in San Giovanni
Al periodo fiorentino si deve la realizzazione della nuova vetrata policroma centrale della facciata della chiesa della Madonna, che Athos predispose fra le due laterali più piccole, realizzate dalla ditta Quentin nel 1929. Quest'ultima fu collocata durante i lavori di rifacimento del tetto nel 1956, con l'obiettivo di decorare una facciata in origine priva di ornamenti. Durante l’intervento fu infatti rimosso quel che restava dell’organo posto al centro della cantoria, fino a liberare la finestra su cui venne situata la Madonna. Curiosa risulta la realizzazione degli angoli inferiori della vetrata, riempita dalla figura della Madonna raggiata e avvolta in un ampio manto blu sventolante: per consolidare il senso del ripristino dell’antico, Athos disegnò da un lato lo stemma dei Medici e dall’altro quello dei Pannocchieschi d’Elci, arcivescovi di Pisa nel Seicento, l'epoca prima dell’ingrandimento della chiesa e poi della successiva decorazione.
Athos operò anche nella chiesa di San Giovanni degli agostiniani, stavolta sul terreno dell'impegno pittorico, mai tralasciato in tali frangenti. In occasione del Cinquecentenario della morte di Santa Rita da Cascia, monaca agostiniana venerata nella chiesa, il parroco Irman Bolognesi incaricò l'artista di dipingere l’urna dell’altare dedicato alla santa. Athos disegnò così la classica immagine della Santa inginocchiata sull’altare, contornata dal suo ciclo narrativo di vita, dipingendola su un vecchissimo legno di castagno con i tratti e i colori seicenteschi, opera convincente e approvata il 22 maggio 1957 dai fedeli oranti.
Le vetrate degli anni Sessanta.
La prima vetrata realizzata nel nuovo decennio fu nel 1961 quella del San Jacopo pellegrino, nell’omonima chiesa di Acquaviva. Naturalmente Athos lo appoggiò al bordone, con la conchiglia ma senza cappello, collocando la vetrata molto in alto, sopra l’altare nella controfacciata e davanti alla sua Stella Maris d’anteguerra.
Successivamente all’opera di rinnovamento della chiesa di Sant’Anna, nella parrocchia di Quercianella, l'artista dette il suo contributo realizzando la vetrata della facciata, riproducente la Santa, cui era dedicata la chiesa, nella classica immagine della madre con la piccola figlia Maria. In realtà Athos il 4 luglio 1963 aveva firmato un bozzetto con doppia vetrata riproducente San Francesco e Sant’Anna, ma fu realizzata solo quella della Santa.
L'artista operò anche nel territorio di Collesalvetti, dove nell’abside della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Colognole realizzò il rosone con i due santi. L’opera più imponente fu destinata tuttavia alla chiesa dei Santi Giovanni Battista e Ilario di Rosignano Marittimo, consistente in una decina di vetrate.
Dal Santuario di Montenero al Cimitero della Purificazione e della Misericordia a Livorno: l'impegno decorativo di Athos Rogero Natali
Al Santuario di Montenero Athos realizzò una delle sue opere più significative: la vetrata di San Giovanni Gualberto, il patrono dei monaci vallombrosani che curavano il complesso, corredata da alcuni episodi della sua vita. Collocata all’interno, l’artista la eseguì nella tecnica a chiaro-scuro della grisaglia, un “bianco-nero” di estrema suggestione rispetto alle vetrate policrome. Il nuovo spirito del Concilio Vaticano fu trasfuso nella scritta sul libro che il santo teneva nella mano sinistra: al “Temete Dio” non seguiva infatti il “dategli gloria” (“poiché l’ora del suo giudizio è venuta”) che apparteneva all’originale del Libro dell’Apocalisse, ma un “vogliatevi bene”, che più corrispondeva alla pastorale del Concilio Vaticano II, basata sulla misericordia.
Athos operò anche nelle chiese della Misericordia e della Purificazione, così come nei corridoi di questa Confraternita, particolarmente ricchi di vetrate realizzate in epoche diverse, nelle quali l'artista disegnò le immagini classiche del Cristo risorto, dello Spirito Santo, dell'Agnus Dei, mentre in quelle delle chiese privilegiò la raffigurazione di santi, ma anche motivi decorativi.
Natali dopo la morte. Le vetrate dell'Abside del Duomo.
Nella ricostruzione del Duomo, andato praticamente distrutto dalla guerra, venne completamente ridisegnata la parte posteriore, dove si trovava l’abside, che nella ricostruzione fu snellito nella classica semicircolarità, con tre finestre. Il Duomo fu riaperto al culto nel giorno di Natale del 1953, ma l’opera di ricostruzione e rifacimento degli arredi proseguì negli anni successivi. Nel 1963 Athos era stato chiamato a disegnare i bozzetti delle vetrate del nuovo abside, che dovevano sostituire le vetrate di Giovanni Vila nel 1915. Athos aveva realizzato un elaborato disegno della Madonna di Montenero per la finestra centrale e due altrettanto contornate figure dei due santi cui era dedicato il Duomo, una più chiara raffigurante Santa Giulia e una più scura raffigurante San Francesco. Per la realizzazione di questi bozzetti si dovette però aspettare il 1992, quando il parroco Ezio Morosi, raccolti i fondi dai fedeli e dalle signore del Rotary Club (per la vetrata centrale della Madonna), affidò la realizzazione alla ditta livornese McIngtosh – Art Class, così completando l’opera terrena di Athos.
MARCO SISI
Marco Sisi nasce a Livorno nel 1957. Videomaker indipendente, saggista, reporter, nel 1975 inizia a collaborare con TVL Radiotelevisione Libera, una delle prime operanti sul territorio nazionale. Nel 1977 è tra i fondatori di Radio Flash; nel 1979 viene assunto da Telegranducato di Toscana e nel 1983 si trasferisce a Roma, dove si specializza nella post-produzione video, lavorando per dieci anni alla SBP, società leader nel settore e montando migliaia di ore di programmi televisivi per Rai, Mediaset e altri network privati, comunicati pubblicitari, videoclip, documentari. Dopo un anno allo Studio Natali Multimedia di Firenze, nel 1994 torna a Roma, senior video editor presso la Orbit, network saudita, prima tv satellitare interamente digitale al mondo. Lasciata la tv araba, nel 2004. dopo alcune collaborazioni con Studio Universal, Gambero Rosso e altre società di servizi, dal 2006 inizia a lavorare alle dipendenze di Rai, Videotime e La7, prevalentemente nel settore news e infotainment.
Nel 2003 era stato fra i soci fondatori della cooperativa NoWarTV; nel 2011 ha fatto parte del gruppo che ha dato nuovamente vita a Radio Flash, attiva per alcuni anni come web radio.
Trasferitosi a Firenze nel 2017, fino al 2024 ha lavorato come tecnico di produzione presso la Sede Rai della Toscana.
Si è occupato del rapporto tra cinema e territorio, pubblicando tre volumi: Ardenza cinema d’essai, quando i film si vedevano in un circolo (Provincia di Livorno, Belforte Cultura, 2004, scritto con Luigia Scerra); Livorno Superstar, la mia città dentro il cinema (Edizioni ETS, 2005) e La storia di Livorno in dodici film, dagli antichi romani ai nostri giorni (Edizioni Il Quadrifoglio, 2003).
Ha prodotto e diretto “Dotlingen” e “Italiamobile”, due videoclip per il gruppo livornese Virginiana Miller, e numerosi documentari.
MASSIMO SANACORE è un archivista di Stato e storico italiano, noto per aver ricoperto ruoli di direzione in importanti istituzioni archivistiche toscane.
Nato a Livorno nel 1957, ha dedicato la sua carriera alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio documentario.
Si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Pisa nel 1983 con una tesi in storia del diritto sui Consoli del Mare di Pisa in età moderna, e ha conseguito il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso la Scuola dell'Archivio di Stato di Firenze, dove è stato funzionario dal 2000 al 2003.
È stato direttore degli Archivi di Stato di Pisa, Livorno e Massa.
Ricopre la carica di Governatore dell'associazione storico-culturale Congregazione Olandese Alemanna di Livorno.
È autore delle monografie Alle origini della anonime livornesi di assicurazioni e Il percorso interrotto. Il pluralismo etnico, politico e religioso dell'industria livornese (1865-1940).
Ha inoltre pubblicato numerosi saggi e studi sulla storia locale livornese e toscana, oltre a essere stato direttore del periodico "Nuovi Studi Livornesi" (2010-2023).
Oltre alla sua attività istituzionale, Sanacore è impegnato in conferenze e convegni riguardanti la tutela degli archivi storici e la storiografia, dove si è in alcuni temi impegnato a rinnovare le interpretazioni tradizionali, proponendo letture storiche più moderne, quando non più realistiche.