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Partecipazione al Piano Strutturale

IL PERCORSO PARTECIPATIVO AL NUOVO PIANO STRUTTURALE


In occasione della predisposizione del nuovo Piano Strutturale si intende promuovere un processo di redazione ampiamente partecipato attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e ricercando occasioni di confronto con la popolazione.
In un momento di diffuso sentimento di disaffezione verso "la politica" e di radicata sfiducia verso le politiche di gestione dei beni e dei servizi pubblici, in cui contestualmente si avverte l'esigenza dell'opinione pubblica di trasparenza ed imparzialità dell'agire amministrativo e si è radicato un comune sentire e un'ampia consapevolezza attorno al tema del rispetto dell'ambiente,del paesaggio e del territorio risulta irrinunciabile comporre questa contraddizione.
L'occasione più sfidante e potenzialmente portatrice di più larghi risultati è rappresentata dalla redazione di un nuovo strumento di pianificazione territoriale comunale; costretto in un rigido confine normativo, il Piano Strutturale può recuperare dinamicità e prospettive se svincolato dalle logiche di processo redazionale meramente tecnicistico e viene aperto ad una partecipazione non solo formale dei portatori di interesse.
La prima e più importante ripercussione che è lecito attendersi è quella di arricchire la conoscenza del territorio attraverso la visione dei suoi abitanti, dei suoi operatori. Per pianificare un territorio nel lungo periodo e per svincolare il piano dal mero adempimento formale occorre ricostruire non solo i quadri conoscitivi di riferimento ma intercettare le "descrizioni" e le "percezioni" che di questo hanno e sviluppano i suoi attori per comprendere le ragioni e le logiche d’azione che lo mantengono e/o lo trasformano.
Il coinvolgimento attivo di attori non abituali nella costruzione di uno strumento statutario e strategico che si propone come strumento di "sviluppo sostenibile" del territorio è suscettibile di innescare di per sé cambiamenti nella definizione dei problemi che interessano e coinvolgono il territorio stesso; e se la definizione dei problemi è comune e condivisa ne deriveranno coerenti ed inclusivi "valori", "visioni strategiche" e soluzioni specifiche.
Su queste ultime potrà allora essere più agevole semplicemente dare conseguenza alla partecipazione e al coinvolgimento chiamando a responsabilità tutti gli attori in scena, consolidare l'apporto dei privati, delle associazioni e delle imprese nella realizzazione del "progetto comune" di lunga durata finalizzato a garantire interessi collettivi esplicitamente e concordemente riconosciuti.
La definizione di politiche "pubbliche" non più meramente aderenti al dettato normativo e non semplicemente calate dall'alto di competenze tecnicistiche ed autoreferenziali adottate da un'amministrazione pubblica stritolata da adempimenti crescenti e ridimensionamento delle risorsi per fronteggiarli, può e deve pertanto passare dal processi di apertura e di inclusione che tengano conto (non come somma acritica ma come selezione e/o sintesi) dell'apporto più ampio possibile di chi rappresenta gli interessi ed i bisogni pubblici cui cercare di dare risposta.
La costruzione condivisa e partecipata del Piano deve essere comunque condotta nella consapevolezza che il ruolo di regia spetta all'Amministrazione Comunale che definisce la cornice ed il sistema di regole certe, comunicate in anticipo, che configurano l'apporto partecipativo; è responsabilità dell'Amministrazione garantire comunque che la partecipazione venga avviata fin dall'inizio del processo di costruzione del Piano, che consenta non solo la "discussione" ma garantisca la possibilità di essere partecipe nella fase di "decisione" con l'assicurazione di adeguate motivazioni adeguata delle scelte finali di progetto, anche quando non sembrano recepire o non recepiscono le esigenze o le soluzioni prospettate.
L'auspicio è che un Piano costruito su queste basi possa ricucire, almeno a livello locale i legami tra sfera "pubblica" e sfera "privata", rinsaldando l'"alleanza" tra amministrazione ed amministrati e che, in definitiva, possa essere molto più produttivo di effetti attesi e non indesiderati (o peggio subiti) sul territorio in quanto e nella misura in cui si sia riusciti ad intercettare le dinamiche e le logiche di trasformazione del territorio dipanate dai vari soggetti perché esse stesse in qualche misura contemplate o comunque coerenti con la visione, con lo statuto, con la strategia e con il progetto del Piano stesso.

 

IPOTESI PROGETTO PARTECIPAZIONE