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Acquedotto leopoldino
Acquedotto leopoldino

l’Acquedotto Leopoldino stupisce soprattutto per le dimensioni: 18 chilometri che solcano il territorio con arcate talvolta vertiginose. L’imponente opera, che si diparte dalle sorgenti del Torrente Camorra (le Polle Maggiori), a Colognole, fu iniziata dai Medici (1794) e completata dal Granduca Leopoldo II Lorena (1824) per rifornire d’acqua Livorno, che se ne servì dal 1816 al 1912. Sebbene il progetto originario sia opera dell’ingegnere G. Salvetti, è a P. Poccianti che si deve gran parte della costruzione. L’acquedotto si allunga, ora con gallerie ora con tratti emersi, su imponenti arcate, attraversando il territorio fino al Cisternino di Pian di Rota, dove le acque venivano filtrate nel Purgatorio (1841-52). Prima di tuffarsi nel cisternone, le acque attraversavano bottini e casotti che il Poccianti inserì per fare dell’acquedotto una passeggiata panoramica interamente agibile, che permetteva ai livornesi di raggiungere le vicine colline.